La Parrocchia di Sant'Antonio

LA STORIA

La Storia della Chiesa di Sant’Aantonio in San Paolo Di Civitate

La chiesa di sant’Antonio di Padova in San Paolo di Civitate ha origini molto antiche. Ripercorrendo gli studi e ricerche di diversi autori, tra cui il dott. Francesco Grasso che più di tutti si occupò del territorio di San Paolo, non possiamo restare insensibili di fronte alla nostra  storia passata.

E’ noto che ancor prima della costruzione del convento annesso alla chiesa, in paese era già presente una comunità di Padri Zoccolanti della famiglia dei frati Minori Osservati dell’ordine di S. Francesco.  Questa comunità di frati con molta probabilità proveniva dall’antica Civitate fin dai primi anni del 1200.

La storia dell’antica Civitate è oramai nota a tutti. Diversi autori sottolineano che tra i secoli XIV e XV la cittadina mostrò segni di esponenziale decadimento anche a causa delle invasioni barbariche che, con le loro scorrerie, devastarono tutti il contado. Nei tempi in cui si verificarono tali eventi, il feudo di San Paolo era nelle mani della famiglia Carafa che dovettero cederlo ai Gonzaga che lo acquistarono all’asta.

I padri Zoccolanti, con molta probabilità si insediarono nella Chiesa di Santa Maria di Loreto (odierna S. Antonio), verso la metà del 1600. Da uno studio di M. Fraccacreta si sa che nel 1640 il convento di S. Antonio era già presente in loco. Quindi, storicamente dobbiamo constatare che al posto dell’odierna chiesa vi era una chiesa precedente dedicata alla Vergine di Loreto. Nel 1627 il 30 luglio un forte terremoto distrusse quasi completamente il territorio di San Paolo di Civitate, San Severo, Torremaggiore, Serracapriola ed Apricena. Racconta Giovanni Domenico Tassoni: “In die veneris hora 16,30 julii 1627 supervenit terraemotus magnus cum universali orrore, et tremore…”   Tantissime le vittime come anche tantissimi si salvarono perché intendi nei lavori dei campi, quindi all’aperto. Da alcune testimonianze di scrittori   sappiamo che il terremoto fu fortissimo, classificato al XI grado della scala Mercalli. tale terremoto cambiò la struttura geologica dei luoghi tanto che, numerosi pozzi andarono in secca e altri che erano asciutti si riempivano di acqua. Conseguentemente al movimento tellurico, sopraggiunse un’onda di porto lungo la costa di molise e puglia che devastò tutto il litorale. Dalla stima dei danni e dei morti è noto che la cittadina di Apricena fu la più colpita. Da questo riscontro si è potuto capire che l’epicentro del terremoto sia avvenuto lungo la faglia che segna la linea di costa. In tutta la capitanata si contarono quasi 4500 morti. Anche l’allora chiesa di S. Maria di Loreto fu rasa al suolo.

Successivamente si mise mano alla ricostruzione della chiesa distrutta dal terremoto che fu inaugurata negli anni successivi e precisamente intorno al 1640 e dedicata a S.Antonio di Padova. La nuova chiesa fu voluta dal principe Andrea Gonzaga che era proprietario del feudo. L’odierno campanile fu eretto nel 1783 e nel 1784 fu effettuato un primo restauro della chiesa che risultò a pianta ellittica. Nel 1795 la volta della chiesa fu decorata con tre affreschi ovali raffiguranti S. Francesco, S. Antonio e la Vergine Immacolata.

 

Con l’unificazione dell’Italia, il governo

 

stabilì che i conventi furono ceduti ai comuni per impiantarci le scuole ed altri uffici comunali. Quindi, i frati presenti a S. Paolo furono costretti ad andar via. Ricorreva l’anno 1867 in cui la chiesa fu affidata ai preti diocesani che la eressero a rettoria.

La chiesa è stata eretta in stile tardo barocco. La facciata è in tufo con cornici, capitelli e guglie è in pietra. L’interno della chiesa è a navata unica di forma ellittica con ampio presbiterio diviso dalla navata da una balaustra in marmo.

Nel corso degli anni, la chiesa ha avuto diversi interventi strutturali come la posa di tre catene in ferro presenti nel prospetto perché l’edificio presentava delle crepe lungo il lato sottile della facciata. Ma, nonostante questi interventi, la chiesa si presentava al culto molto disadorna:  pavimenti in cotto quasi tutti divelti e traballanti;  intonaci segnati dal tempo e dall’incuria; impianto elettrico inesistente; uffa e umidità evidente.

Il 15 agosto 1966 il vescovo di San Severo Valentino Vailati nominò   rettore della chiesa il rev. don Camillo di Pietro.

L’edificio sacro disadorno saltò subito all’occhio del nuovo rettore che, impose a se stesso , l’idea  e la volontà di un completo restauro. Infatti, nel 1973 la chiesa fu restaurata completamente adeguando anche l’altare maggiore secondo le nuove norme liturgiche. Fu rifatto completamente il pavimento in marmo bianco e porfido di Francia. La chiesa venne dotata di un nuovo impianto elettrico e un impianto di riscaldamento.

Nel 1974 il vescovo di San Severo, Mons. Angelo Criscito, elevò la rettoria a parrocchia. Tale decisione venne dal fatto che il paese si era esteso ed erano aumentati gli abitanti. Nel 1975, con decreto del Presidente della Repubblica, ci fu il riconoscimento giuridico della parrocchia. Il primo gennaio 1976 con una cerimonia solenne e suggestiva alla presenza del vescovo Criscito e di tanti altri sacerdoti, venne dato al rev. Di Pietro la nomina a parroco della Parrocchia. Il neo parroco iniziò solerte le attività della parrocchia costituendo e formando i vari gruppi parrocchiali a iniziare dai catechisti, il gruppo giovani e i “minacell” i chierichetti addetti alle attività liturgiche.

Nel 1986 la chiesa fu dotata di un nuovo portone di bronzo, dono della famiglia Cordisco, realizzato dalla ditta Marinelli di Agnone. Il nuovo portale fu inaugurato alla presenza di Mons. Carmelo Cassati alla presenza del vicario generale Mons. Mario Sessa. Immediatamente Don Camillo comprese la necessità

 

di altri spazi (vi era solo la sacrestia)  per le attività pastorali della parrocchia. Il parroco intuì che la migliore possibilità era il terreno di proprietà dell’ENEL che era adiacente la chiesa. Dopo intense trattative, la parrocchia riuscì ad acquistare il terreno e ad edificare i locali dell’oratorio e dell’appartamento del parroco. Il tutto venne inaugurato alla presenza di Mons. Silvio Cesare Bonicelli l’8 dicembre 1996. L’edificio presenta ampi spazi per le attività pastorali e un salone enorme per conferenze e convegni. Purtroppo quasi un anno dopo l’inaugurazione della costruzione, don Camillo veniva a mancare. Nel 2001 ci fu un intervento nella facciata della chiesa che presentava alcune crepe consistenti. In quella circostanza fu eliminato il trono marmoreo che custodiva la statua del santo patrono per mettere in evidenza la preziosa tela raffigurante la crocifissione.

La statua di Sant’Antonio e alta circa 170 cm ed è costituita in legno color nero arabescato di ricami d’oro. In una mano regge il testo della bibbia con sopra il bambino Gesù; nell’altra regge un giglio in metallo.